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Una cosa divertentissima che non faremo mai più: l’esame di abilitazione per guida turistica

Nov 25, 2025

Martedì scorso, in Fiera a Ferrara, c’eravamo anche noi!

Non potevamo mancare all’appuntamento con la storia: erano 8 anni, o-t-t-o, che non si teneva un esame di abilitazione alla professione di guida turistica in Emilia-Romagna, così come in tante altre Regioni italiane. In questi 8 anni, il mondo del turismo è cambiato radicalmente. L’Italia invece, un pò per inerzia, un pò per corporativismo tossico, un pò per incapacità, ha mantenuto lo status quo. Finchè, colpo di scena: uno dei governi più conseratori degli ultimi decenni fa qualcosa di inaspettato, mette mano alla riforma del settore. Le aspettative erano abbastanza basse, il risultato all’altezza. Però apprezziamo il gesto.

Ore 9.03, casello di Ferrara Sud. Le previsioni meteo prospettavano una mattinata soleggiata. Invece ci accoglie pioggia e grigiore autunnale. Parcheggiamo. In lontananza, centinaia di persone in fila come in attesa del patibolo: facce tese, sguardi disillusi, pochi sorrisi. Dispensiamo un pò di auguri di buona fortuna, lasciamo qualche biglietto da visita e ci uniamo a quell’umanità sospesa. Da li a poco, la disillusione sarebbe diventata disperazione. Tutto questo mentre un hater tra la folla ci vomita addosso un pò di frustrazione mista ad invidia, apostrofandoci con parole quali “parassiti”, “abusivi”, “truffaldini”, e così via. Ci sblocca vecchi ricordi di gioventù.

Il padiglione 3 straborda. Ci fanno accomodare in file ordinate, a distanza di qualche metro l’un* dall’altr*. Sul tavolino da campeggio – è proprio quello della Decathlon – solo Ipad, documento e acqua. Mi colpiscono alcuni passaggi del breve discorso introduttivo fatto dal Presidente della Commissione esaminatrice: <<Non siate tesi, questo non è l’esame della vita!>>. Insomma… contando che ci sono persone in attesa di questo esame da anni, che pur di lavorare si sono date alla macchia o hanno investito migliaia di euro per abilitarsi all’estero, non sarà l’esame della vita ma per molt* è un momento significativo. C’è chi ha fatto sacrifici per essere qua. Un pò di rispetto signor Presidente!

Sulla complessità dell’esame, nulla da dire. Non avendo fatto neanche lo sforzo di chiedere a ChatGPT un riassunto dello scibile oggetto della verifica, le mie possibilità sono pressochè nulle (a proposito di esame, statistica e complottismo, segnaliamo questo articolo trovato nel Sottosopra del web). Mi aggrappo a reminiscenze scolastiche, un pò di cultura generale, qualche nozione di storia, e comprensione del testo. Le risposte di cui sono certo non arrivano a 20. Poco male. Di certo, il lunotto della Cattedrale di Bitonto mi strappa un sorriso.

Dopo 90 minuti, al termine della prova, in un’atmosfera ormai satura e insalubre, iniziamo a defluire. Sui volti tanta tristezza e dispiacere. Tra chi ha investito tutto e chi lo ha fatto per il plot, proviamo a raccogliere qualche riscontro: <<Vaffanculo!>>, <<Non volete lavorare con me!>>, <<Fatevi pagare>>. Capiamo l’antifona e abbandoniamo, a conferma di ciò che già sapevamo: l’esame di abilitazione non è una soluzione all’incancrenirsi del settore ma parte del problema. Immaginato come strumento di verifica delle competenze, si è trasformato in un dispositivo per impedire l’accesso alla professione più che governarlo, finendo per creare delle vere e proprie caste. Nel corso di questi anni, spesso ci siamo trovati a dialogare con strutture gerontocratiche, rigide e chiuse, più interessate a tutalare i propri interessi che a generare cultura. Così come l’abito non fa il monaco, un tesserino non fa una buona guida turistica. E su questo siamo tutti d’accordo.

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