Street Art a Ravenna: percorsi di Arte Urbana

Siamo nell’era del labirinto edilizio, che risponde alle leggi della pianificazione urbana e noi ci viviamo dentro. Ecco che i murales, le scritte, lasciano un passaggio, un’interazione, sono una traccia, un punto di riferimento, delle briciole (monumentali, a volte!), un filo di Arianna. L’unico sistema per orientarsi è perdersi: la deriva è l’approccio con cui si esplora il nostro contesto psicogeografico.

Free Walking Tour Ravenna, in collaborazione con Elisabetta Borda Guida Turistica, lancia la prima rassegna di itinerari guidati sull’arte urbana ravennate. “Abbiamo scelto di spezzare il percorso sull’arte urbana in due momenti differenti, offrendo due scenari diversi”. Il primo legato alla Darsena di Città, zona di transizione, dove la natura illegale, quanto effimera, dell’arte di strada, transita verso un nuovo scopo e diventa mezzo di rigenerazione urbana. Il secondo itinerario - in bici - percorre le vie Tommaso Gulli e le sue adiacenze, fino alla “Cittadella della Street Art”, al limite dell’aggregato suburbano. I muri realizzati in diverse edizioni del Festival Subsidenze ridisegnano il volto del quartiere e diventano l’ossatura di un discorso tra individuo e architettura.

Il nostro tour inizia nell’area dell’Almagià, vecchio complesso industriale per la produzione di  zolfo, oggi completamente rigenerato. Qui incontriamo il nostro primo artista, Hope. Di origine pugliese, Hope vive e lavora tra Italia, Brasile e Spagna. I suoi mondi sospesi e l’immaginario galattico fermano nel tempo i ricordi infantili: l’incanto e le emozioni di un piccolo cosmonauta. L’opera, eseguita interamente a bomboletta, risale al 2016. L’altro artista è About Ponny: utilizza maschere a stencil e dipinge essenzialmente per il gusto di farlo; non sempre è necessario scovare un messaggio nei suoi ritratti. Infatti, sono i ritratti stessi a parlare: può essere il volto di Gandhi, di Lucio Dalla, o del bambino archetipo dell’innocenza.

Spostandoci sulla strada che affianca il Canale Candiano, troviamo il “Dottore”, opera collettiva realizzata da “Romagna in Fiore” nel 2011, che vede la partecipazione di circa 20 artisti. Di altra visione è Dissenso cognitivo, collettivo di artisti nato a Ravenna nel 2012. Se a loro possa piacere o meno essere inseriti in un tour non ne abbiamo idea: non qualificano l’arte come mezzo di rigenerazione urbana e operano in contesti non istituzionalizzati. Ravenna è cosparsa di loro opere, in città e provincia. Pitture murali o pitture a tinta di ruggine che rimandano ad un’estetica controversa: visioni da fantascienza post-apocalittica o di estrema commistione tra biologico e tecnologico.

Muovendoci in zona Tommaso Gulli, il primo artista che troviamo, all’incrocio tra via Trieste e via Piave è Pixel Pancho, con il suo “The Last Kiss”, realizzato per Festival Subsidenze 2015. Dal suo interesse per la robotica nasce la sua poetica ‘meccanomorfa’, dove i sentimenti umanizzano gli involucri meccanici e ne minano la perfezione. Addentrandoci nel quartiere troviamo Jim Avignon e il suo “City of Memories”. Il suo muro, realizzato per il Festival Subsidenze 2015, è apparso in un documentario di Sky Arte sulla street-art nelle città italiane. Di origini tedesche, Jim Avignon è un artista di strada a tutto tondo: è pittore, illustratore e musicista. I suoi riferimenti guardano alla pop-art e al fumetto. Il monumentale melting pot di via Gulli richiama un variegato insieme di identità e memorie.

Raggiungiamo adesso la Cittadella con Ericailcane e Bastardilla, lui italiano, lei colombiana, sono marito e moglie. I due muri, realizzati per il Festival Subsidenze nel 2019, si affacciano sul perimetro esteriore di quella che è stata rinominata la “Cittadella della Street-Art”. Le loro esecuzioni hanno spesso un carattere politico e sociale, ed entrambi i muri sono dedicati al 25 Aprile, giorno stesso in cui sono stati dipinti. La locusta e il bruco sono, nella metafora, due animali piccolissimi che possono distruggere un sistema oppressivo.

Terminiamo con l’edizione 2021 del Festival, dedicata a Dante e Virgilio: Millo (originario di Mesagne, Brindisi) ha interpretato le due figure incorporandole nei suoi ricorrenti bambini giganti, sovrastanti le città minuscole, e richiamando le architetture circostanti. Ultimo è Luogo comune (Cremona) che esegue una lettura verticale della divina commedia: dall’ingresso nella selva oscura fino ai cieli del Paradiso. Di grande impatto visivo, gioca con la tonalità e le geometrie. Nelle sue opere lavora sulla sintesi degli elementi che comprendono l’elaborazione, la composizione e l’uso del colore. Il suo tag vuole prendere un po' in giro tutti gli stereotipi e, in qualche modo, rielaborarli.

 

 

Testi­_ Elisabetta Borda | Ph_ Giovanni Bottari

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